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Ciò che influenza maggiormente i risultati delle aziende di produzione di energia elettrica nell’attuale contesto di mercato sono i prezzi di scambio sulle borse europee. Prezzi che nel 2016 hanno toccato un nuovo minimo storico e che, malgrado qualche timido segnale di ripresa sul finire dell’anno, sono rimasti ampiamente al di sotto dei costi di produzione degli impianti idroelettrici elvetici. Il risultato per AET è la seconda chiusura in perdita in due anni (i dettagli saranno resi noti nelle prossime settimane). E non sarà l’ultima: già oggi possiamo prevedere che non vi saranno inversioni di tendenza per diversi anni ancora. La causa di questa situazione è ben nota: un eccesso di offerta di energia proveniente dalle centrali termoelettriche europee, a cui si è aggiunta l’esplosione della produzione rinnovabile fortemente sussidiata. Il lieve aumento dei prezzi degli ultimi mesi del 2016, legato alla messa fuori servizio di numerose centrali nucleari in Europa, ne è la riprova. In questo panorama l’idroelettrico svizzero, che pure dovrebbe giovarsi della complementarietà con produzioni discontinue come quelle eoliche e fotovoltaiche, non riesce a far valere la propria flessibilità. Una situazione che si protrarrà fintanto che le condizioni quadro non saranno corrette.

Il premio di mercato concesso all’idroelettrico nell’ambito della Strategia Energetica 2050 pone parziale rimedio a questa situazione, compensando una parte dello svantaggio competitivo nei confronti delle produzioni sussidiate in tutta Europa. Questa misura, limitata nel tempo, consentirà alle centrali idroelettriche svizzere di superare la fase acuta dello squilibrio di mercato, e per AET costituirebbe una sana boccata d’ossigeno. I gestori degli impianti, e AET tra questi, potranno così pianificare gli investimenti necessari al mantenimento in efficienza dei rispettivi parchi produttivi, salvaguardando numerosi posti di lavoro nelle regioni periferiche. L’inserimento del premio di mercato nella legge in votazione è il risultato di lunghe negoziazioni da parte dei Cantoni alpini, fra i quali anche il Ticino. Un’eventuale bocciatura del progetto riporterebbe le lancette indietro
di tre anni, confermando uno status quo che è diventato sempre più insostenibile per tutti i produttori nazionali. Il rischio è quello di mettere in ginocchio un settore vitale per l’economia svizzera, se non addirittura quello di vedere svendere quote del nostro patrimonio produttivo all’estero. AET invita quindi a votare SÌ, a sostegno della legge federale sull’energia.

 

 

Giovanni Leonardi, Presidente del Consiglio di Amministrazione



Copertina AET informa maggio 2017

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