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Aumento dei prezzi, la tempesta perfetta

30 Maggio 2022

Intervista di Aldo Bertagni a Roberto Pronini, Direttore AET

La guerra in Ucraina ha causato, fra l’altro, un generalizzato aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, ma per quest’ultima l’inversione di tendenza era già evidente un anno fa. Cosa è successo?

In effetti un forte aumento dei prezzi, del tutto inatteso, si è registrato negli scorsi mesi con un’impennata che ha superato il cento per cento. In precedenza, l’andamento era certo al rialzo, ma con aumenti piuttosto lineari fra un trimestre e l’altro. Poi, ad un tratto, quello che vendevamo nel 2020 attorno ai 35 euro ha raggiunto quota 250 EUR/MWh nel giro di un anno. Ciò che impressiona è l’ascesa rapida e costante; il mercato ha registrato un picco con il conflitto bellico in Ucraina iniziato a fine febbraio, ma la tendenza al rialzo era evidente già nell’estate 2021.

 

Avete compreso quali sono state le dinamiche di questa “febbre” improvvisa?

In un primo momento l’aumento dei prezzi era limitato agli anni 2021-22 e si pensava fosse legato a questioni contingenti. A partire dallo scorso gennaio la crescita ha però interessato anche gli anni successivi. Con lo scoppio della guerra e l’aggravarsi della situazione relativa alle forniture di materie prime dalla Russia i rialzi si sono infine propagati alle scadenze più lontane. A tutto ciò si aggiungono la prevista dismissione del nucleare in Germania e l’aumento del prezzo del carbone, che hanno ulteriormente complicato le cose. Oggi il prezzo all’ingrosso della banda per i prossimi anni supera i 120 EUR/MWh.

 

La tempesta perfetta…

È proprio così. La disponibilità limitata del nucleare francese, la risalita dei prezzi di petrolio, gas e carbone e ancora la prevista dismissione di impianti termoelettrici e nucleari in Germania: tutti elementi che hanno inciso al rialzo sui prezzi dell’energia all’ingrosso. Sull’arco alpino si aggiunge poi la debole copertura nevosa dell’ultimo inverno, che ha ulteriormente peggiorato una situazione già tesa.

 

Una situazione che dobbiamo considerare stabile sul medio periodo o al contrario passeggera?

Sulla base di quanto possiamo constatare, probabilmente questo quadro si protrarrà per alcuni anni.

 

Quali sono le conseguenze sull’attività produttiva del mercato ticinese?

C’è molta preoccupazione e le conseguenze variano da azienda ad azienda. La nostra realtà è composta da unità aziendali con consumi e costi per l’energia elettrica relativamente contenuti rispetto ai costi complessivi della produzione di beni e chi ha comprato energia con contratti pluriennali, prima dei forti aumenti, oggi accusa meno il colpo perché riesce a mediare l’aumento su più anni.


Quali effetti sulla strategia energetica elvetica?

Parecchi. Il modo di vendere e acquistare energia sta già cambiando. Questa grossa crisi però non crea solo problemi, ma anche opportunità perché facilita un veloce cambiamento di mentalità e una transizione verso una maggiore produzione rinnovabile locale. Alcuni clienti industriali, per esempio, ci hanno sollecitato per accelerare progetti nell’ambito del fotovoltaico, sino a ieri in attesa di conferma. Questa situazione agevola il processo di riconversione. I mezzi finanziari non mancano, resta piuttosto l’incognita sulla fornitura dei materiali necessari, come i pannelli solari, che in gran parte arriva in Europa dalla Cina e dagli altri paesi asiatici.

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